Mastranet AI

Abbiamo l'AI nel sangue

L'Eco di Bergamo racconta Mastranet AI: la startup nata due settimane dopo ChatGPT, TypeLens, la computer vision e perché i fondatori invitano alla prudenza sull'AI.

Mastranet Team
5 min lettura

L'articolo su L'Eco di Bergamo

Ringraziamo Brian Arnoldi per aver raccontato su L'Eco di Bergamo la nostra visione sull'applicazione dell'intelligenza artificiale in ambito aziendale. Il titolo dell'articolo - «Abbiamo l'IA nel sangue, ma l'uomo sempre necessario» - riassume abbastanza bene come la pensiamo: entusiasmo per la tecnologia, nessuna illusione su cosa sappia fare da sola.

Qui sotto trovate il ritaglio completo. Nel frattempo, i passaggi che ci sembrano più utili a chi ci sta valutando come fornitore.

Una startup nata due settimane dopo ChatGPT

Mastranet AI nasce nel 2022 da Emanuele Rota e Luca Rillosi, entrambi ex studenti della facoltà di ingegneria dell'Università di Bergamo, e ha oggi sede nell'incubatore d'impresa del Point di Dalmine.

Ci siamo conosciuti alle superiori, dove la programmazione e le nuove tecnologie erano già la nostra passione: «Prima della maturità avevamo "fatto gavetta" come freelance, programmando soluzioni software per le aziende», racconta Rillosi. «Così abbiamo acquisito esperienza e ci siamo costruiti dei contatti già durante gli anni dell'università, approfondendo temi come l'intelligenza artificiale e il machine learning sia dal punto di vista accademico sia per le loro applicazioni industriali».

Il dettaglio da cui è nato il titolo: la società è stata costituita due settimane dopo l'annuncio della prima versione di ChatGPT. «Quindi ha l'IA nel sangue», aggiunge Rota.

Quindici aziende bergamasche dietro TypeLens

Negli ultimi anni abbiamo lavorato con quindici aziende bergamasche per sviluppare il nostro software, TypeLens. Non è un dettaglio secondario: il prodotto è cresciuto sui documenti veri di aziende vere, non su un dataset di laboratorio.

«TypeLens è la tecnologia su cui puntiamo di più. Il programma utilizza l'IA per comprendere documenti come bolle di spedizione, ordini dei clienti e mail: estrapola i dati utili e li inserisce in automatico nel gestionale, aumentando l'efficienza degli operatori umani».

Se vuoi capire come funziona la tecnologia sotto, l'abbiamo spiegata nel dettaglio in cos'è l'OCR e come funziona e in automazione dei DDT.

La computer vision per il controllo qualità

L'altro filone è l'uso dell'AI per il controllo qualità dei prodotti industriali. «L'intelligenza artificiale può vagliare le immagini provenienti da fotocamere e sensori con una velocità impressionante e un'affidabilità maggiore rispetto a qualsiasi operatore umano. Per questo le nostre soluzioni sfruttano la percezione per verificare che i prodotti che escono dalle catene di montaggio siano perfetti», conclude Rota.

L'AI non sostituisce il programmatore

Usiamo Copilot come supporto alla programmazione, e lo facevamo ben prima di fondare la startup. Ma la posizione sul punto è netta: «L'IA non sostituisce la programmazione umana. È bravissima a ripulire il codice, a ottimizzarlo e a scrivere quelle parti che per uno sviluppatore in carne e ossa sarebbero tediose».

«Siamo convinti che il lavoro dei programmatori si evolverà: non dovranno più scrivere il software, ma progettare sistemi e risolvere problemi complessi. I controlli umani però restano imprescindibili: una mano umana è fondamentale per correggere gli errori commessi dall'intelligenza artificiale. Gli strafalcioni di ChatGPT sono noti a tutti, e il nostro compito è evitare che colpiscano le aziende con cui lavoriamo».

Il problema non è lo scetticismo, è l'eccesso di ottimismo

È il passaggio dell'intervista che ci rappresenta di più, ed è controintuitivo: chi lavora con l'AI tutti i giorni tende a essere meno entusiasta di chi la guarda da fuori.

«Da quando è stato lanciato ChatGPT, il partito dei critici nei confronti dell'IA è quasi scomparso: non abbiamo più a che fare con aziende scettiche ormai da anni. Il problema, semmai, è opposto: c'è un eccesso di ottimismo. Si crede che le intelligenze artificiali possano fare tutto, che siano in grado di apprendere qualsiasi cosa. Invece non è così: spesso ci troviamo a dire ai partner che ciò che desiderano è semplicemente impossibile. Per questo la fase del primo contatto con i clienti è vitale: è importantissimo definire obiettivi chiari, realistici e concreti».

È anche il motivo per cui il nostro primo incontro con un'azienda non è una demo, ma una conversazione su quali documenti arrivano, in che formato e cosa succede oggi quando qualcuno li apre. Se vuoi farla, scrivici: ti diciamo con franchezza cosa è automatizzabile e cosa no.

L'articolo completo

Il ritaglio pubblicato su L'Eco di Bergamo, a firma di Brian Arnoldi:

L'Eco di Bergamo - «Abbiamo l'IA nel sangue ma l'uomo sempre necessario», intervista ai fondatori di Mastranet AI Emanuele Rota e Luca Rillosi

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